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Così si costruisce una buona popolarità su Google
Il “mito” del PageRank e i consigli per fare in modo che il proprio sito scali le classifiche nei risultati del motore di ricerca.

Quando un sito può dirsi “popolare”? Quanto cattura gli interessi dei navigatori? Come si può aumentarne la popolarità?

Il posizionamento di un sito Web, ovvero quanto è “in alto” nei risultati della ricerca di Google o di altri motori, dipende da moltissimi fattori, fra i quali uno dei più importanti è la link popularity. Semplificando, un sito è tanto più popolare quanto più riceve link da altre pagine o risorse presenti nel Web.

Ma attenzione. Come ha spiegato Giorgio Taverniti, fondatore di uno dei più attivi forum italiani dedicato al mondo della Search Engine Optimization, in un convegno a Smau “queste risorse devono essere a tema, ovvero trattare lo stesso argomento e a loro volta devono essere popolari”.

Questo significa che per ottenere una buona popolarità, è importante che un sito riceva link spontanei (“con costanza” sottolinea Taverniti), da risorse a tema e di qualità.

Un po’ di storia
La questione della link popularity è balzata agli onori della cronaca quando Google inventò il PageRank (PR) a fine ’98. Il merito del PageRank è che a ogni pagina Web (non solo la home del sito) viene dato un punteggio da 0 a 10. Per vederlo basta scaricare la toolbar di Google.

Questo valore si basa su un complesso algoritmo che prende in considerazione non solo il numero di link in ingresso, ma anche la “qualità”. Più il documento che ci linka ha un alto valore di PR, più “importante” sarà questo link per la nostra pagina.

Il valore mostrato dalla toolbar è solo un valore simbolico, tenendo presente che la scala da 0 a 10 non è lineare ma esponenziale. Ragion per cui, è molto più facile passare da un valore 0 a uno 4 che salire da 4 a 5.

Il PageRank viene monitorato in tempo reale da Google, anche se l’aggiornamento “ufficiale” visibile a tutto il mondo della Rete è effettuato circa ogni tre mesi.

Ogni volta che l’aggiornamento viene pubblicato – commenta Taverniti – si scatena il tam-tam fra i webmaster che cercano di capire per quale motivo un sito è aumentato o diminuito in termini di PageRank”. In genere il PR diminuisce per vari motivi:

  • Il numero dei link che una pagina riceve sono diminuiti
  • I siti che linkano la pagina hanno visto diminuir il loro PR
  • La scala dei valori totali si è alzata, causando quindi la diminuzione dei valori specifici

In ogni caso – continua Taverniti – il PageRank non ha più la valenza che aveva una volta. E’ un fattore, certamente importante, ma non determina in modo diretto il posizionamento nei motori di ricerca”. E difatti, se facciamo qualsiasi ricerca su Google, la lista dei risultati non è ordinata per valore di PageRank.

Alcune tecniche
Chiariti questi concetti base, come si può fare in modo che il proprio sito scali i vertici dei risultati delle ricerche o, come si dice in gergo, delle Serp (Search Engine Report Page)?

Nella sua presentazione Taverniti, ha menzionato ben 13 tecniche: dall’article marketing, alla partecipazione a blog e forum, dalla realizzazione di video alla creazione di network, passando per i social bookmark.

Ma su qualcuno in particolare vale la pena soffermarsi: il primo riguarda i contenuti. Nella comunità Seo (Search Engine Optimization) si sente spesso dire: “Content is the king”. E infatti uno dei modi migliori, se non il più efficace, di ricevere link spontanei è realizzare contenuti di elevata qualità.

In particolare, Taverniti elenca alcune caratteristiche che dovrebbero avere questi contenuti. Dovrebbero essere:

  • unici e originali
  • aggiornati frequentemente
  • ridistribuibili in parte o totalmente
  • fruibili in vari modi (Html, Pdf, Video, Rss e via dicendo)

La qualità va a braccetto con il cosiddetto link baiting, vale a dire contenuti in grado di catturare l’attenzione degli utenti e i relativi link. Un oggetto di tali caratteristiche dovrebbe avere un titolo efficace che attiri l’interesse, un contenuto coinvolgente e attraente e un autore importante, riconosciuto dalla community a cui si rivolge.

Un’altra tecnica interessante è l’utilizzo dei feed Rss (Really Simple Syndication), il sistema di fruizione dei contenuti delle pagine Web che consente di rimanere aggiornati su specifici argomenti da fonti precise. “Gli Rss sono molto usati dagli utenti – spiega Taverniti – non sono invasivi e  sono molto facili da implementare”.

Sullo scambio di link, una tecnica molto utilizzata in passato per trasferire parte del Page Rank da una pagina all’altra, bisogna procedere con molta cautela. “Il valore di un link barattato è molto basso – commenta Taverniti -. Puntare solo sullo scambio dei link per aumentare la propria popolarità può essere addirittura penalizzante, in quanto Google usa algoritmi per riconoscere e segnalare questi link”.

E non pensiate di aggirare il problema “triangolando” i link (per arrivare dal sito A al sito B, il sito A linka a quello C che a sua volta linka al sito B che ritorna a quello A): è un metodo che non funziona.

Per avere un qualche successo con questa tecnica, bisogna cercare di rispettare una serie di criteri:

  • scambiare link solo fra siti che trattano lo stesso argomento
  • non creare delle pagine ad hoc che raccolgono questi link, piene zeppe di collegamenti
  • posizionare possibilmente i link in mezzo al testo, con giudizio, in modo da offrire al lettore un suggerimento importante

In una sola frase “la corsa all’aumento di popolarità attraverso i link non deve basarsi più sulla quantità, ma sulla qualità. A volte, basta un link da una risorsa molto auterevole per farci vedere bene da Google“.